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ITALIA OGGI.IT - 28.06.2003

Il 2002 si è però confermato l'anno nero per le start up, che hanno avuto solo il 2% degli investimenti
Venture capital pronti a ripartire
I segnali positivi arrivano dagli Usa, tornano i grandi compratori in attesa di nuovi collocamenti di borsa

di Carlo Arcari

Il venture capital europeo crede nell'innovazione made in Italy ed è pronto a ricominciare a finanziare nuove imprese ad alto tasso di contenuto tecnologico suscettibili di sviluppo. Il fatto che i principali "capitalisti di ventura" operanti in Italia lo dichiarino proprio oggi, quando i dati indicano che siamo giunti al fondo di una caduta libera degli investimenti di capitale di rischio nel settore Ict, è interessante e significativo. Che sia davvero tempo di guardare a una prossima ripresa degli investimenti e del mercato? I dati Aifi confermano che nel 2002 su circa 2,6 miliardi di euro di operazioni di finanziamento con venture capital, l'investimento in start up è crollato dal 13% del 2001 (e dal 18% del 2000) al 2%. Eppure qualcosa sembra si stia muovendo e nella direzione giusta. Lo dimostra il successo del primo Italian tech tour, un'iniziativa senza fini di lucro promossa da European tech tour association di Ginevra e da un gruppo personaggi di primo piano del settore quali Elio Catania (Ibm), Gian Luca Braggiotti (MyQube), Giacomo Marini (Cir Ventures), Elserino Piol (Pino Venture), Mauro Sentinelli (Tim) che sostengono Itt che si propone di mostrare agli investitori internazionali il livello di eccellenza delle aziende di tecnologia italiane.

"Abbiamo realizzato un data base di 250 nuove imprese", ha detto Roberto Italia, presidente della sezione italiana di Ett, che ha illustrato alcune caratteristiche delle 27 aziende selezionate che sono state presentate agli operatori internazionali nel corso della manifestazione che si è tenuta dal 18 al 20 giugno tra Milano e Venezia "Nella selezione la sfida superata è stato dimostrare che in Italia si fa innovazione", e che le 27 aziende selezionate, attive in settori che vanno dal software di rete ai sistemi di intermediazione on-line, dalle nanotecnologie alla domotica, dalla diagnostica medica alle tecnologie ottiche per l'agricoltura, dimostrano una preparazione e una capacità di innovare di livello altissimo difficilmente riscontrabile in altri contesti. Non presentiamo idee e business plan, ma aziende che hanno saputo innovare e crescere su di un mercato straordinariamente competitivo, in ogni caso è bene sottolineare che il fatturato aggregato delle aziende selezionate era al 2002 pari a 138 milioni di euro, mentre nell'anno in corso è previsto attestarsi sui 200 milioni di euro, passando da 575 ai circa 1.000 occupati".

A fronte di questa concreta realtà tecnologica gli investitori professionali si dichiarano più che ottimisti anche se non nascondono che siamo a metà del ciclo e che siamo ancora all'inizio della seconda metà del ciclo negativo, insomma si vede la luce, ma siamo ancora nel tunnel.
"MyQube opera in Italia, Europa e Stati Uniti come venture capital e financial advisory", dice Gian Luca Braggiotti, amministratore delegato della società di venture capital. "Gestiamo tre fondi di cui uno da 100 milioni di euro di cui 70 sono investiti nel settore tecnologico. Solo un terzo di questa somma però è investita in Italia perché nel paese non ce n'è abbastanza. Sono anch'io ottimista anche se osservo che per ora manca il motore del venture capital, le Ipo che non ci sono più, ma credo che tra poco anche le matricole torneranno in borsa perché negli Usa i grandi compratori si stanno riaffacciando sul mercato, c'è interesse e forse si riparte".
Quello che gli operatori osservano è che in Italia, a differenza che negli altri paesi, l'investimento pubblico supera quello privato, ma ci sono molti talenti professionali che guardano al nostro paese per investire, inoltre negli ultimi anni la tecnologia che sembrava svanita dall'Europasta ritornando grazie a nomi quali Nokia, Sap, Ericsson, e in Italia grazie a Pirelli, Telecom, Stm.
"L'anno scorso abbiamo investito in una azienda italiana, Terasystems, che è una società specializzata nel settore del mass-storage e sta crescendo a grande velocità grazie alla sua capacità tecnologica", dice Braggiotti, "quest'anno ne stiamo tenendo d'occhio altre due nel settore del software. I segmenti dell'Ict che vediamo più promettenti da finanziare sono quelli della banda larga, del wireless e dei nuovi microchip".
Ma c'è anche chi non finanzia direttamente nuove aziende, ma usa il venture capital per accedere all'innovazione e acquistare soluzioni facendo così decollare le piccole aziende che le producono. È il caso di Tim Innovazione tecnologica che mantiene relazioni con una quarantina di venture capitalist nel mondo grazie ai quali effettua una scansione continua del meglio che germoglia nelle piccole imprese innovative.
"Dopo una fase di difficoltà che sembra finita l'Italia esprime molte cose interessanti", afferma Roberto Parodi di Tim, "attualmente abbiamo in corso tre o quattro interessanti progetti. In particolare seguiamo tutte le nuove tecnologie di rete (piattaforme, Umts, banda larga, wireless, sviluppo di nuovi terminali). Ci sono diverse realtà che possono crescere. In due anni abbiamo visitato oltre 700 aziende nel mondo con prodotti interessanti. Abbiamo approfondito il discorso con 100 e manteniamo comunque rapporti con tutte per seguire quello che fanno. In Italia abbiamo sostenuto società quali: KelyanLab che fornisce servizi a valore aggiunto, Octo, specializzata in soluzioni telematiche per autoveicoli; MyCasa che sviluppa sistemi di domotica, Way, sistemi di controllo e localizzazione. Way e Kelyan fanno parte del progetto Tim application program, partito nel 1998".


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