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CORRIERE DELLA SERA - CORRIERE ECONOMIA - 14.07.2003

Personaggi - Gian Luca Braggiotti - Vagabondo dell'hi-tech
Prima myQube. Ora il tour europeo in cerca di startup serie da lanciare.

di Andrea Lawendel

Il venture capital internazionale attraversa una fase difficile dopo lo scoppio della bolla speculativa, che ha chiuso quasi completamente le due maggiori vie di uscita per chi investe in una startup. Le quotazioni in Borsa sono diventate mosche bianche e anche il settore delle acquisizioni, che pure mostra qualche segno di ripresa negli Usa, è piatto. Chi ha ancora soldi da spendere in nuove imprese avanzate cerca di percorrere rotte diverse, in attesa di miglioramenti. Tanto più in Europa, dove le barriere culturali, linguistiche e politiche rendono la vita ancora più complicata per i giovani imprenditori e i loro potenziali finanziatori.

Gian Luca Braggiotti, ex manager di Olivetti e del gruppo Pirelli che nel 2000 ha co-fondato myQube, gestore del fondo EuroQube e advisor del fondo hi-tech Saturn (partecipato da Telecom, Mediobanca, Hopa e Mps) ammette che sono cambiate molte cose rispetto alla fine degli anni '90. «Non c'è più l'idea per cui quattro ragazzi in un garage possono reinventare l'Ibm in una notte». E i venture capitalist si adeguano, spostando i loro orizzonti di uscita di sei o sette anni e operando con una mentalità da consulente e proprietario, focalizzandosi sulla solidità delle idee e sulla competenza dei giovani manager. Non c'è più spazio per quelli che Braggiotti chiama i «portali della caciotta». Le startup devono superare una prova di maturità, mescolando la cultura manageriale con una componente di proprietà intellettuale supportata da brevetti, capace di rispondere in modo puntuale alle richieste del mercato.

La forte competenza dei soci di myQube, tra i quali Enzo Torresi, ha permesso a EuroQube e ai suoi investor (Pirelli, Eif, Benetton, Caltagirone, Mediobanca, Camfin, Merryll Lynch e e-Lab di Banca Intesa, che insieme hanno raccolto 100 milioni di euro) di cogliere lusinghieri risultati con società come Terasystems (storage), A4Vision (biometria per la sicurezza) e Minerva Networks (video digitale); portando alla ribalta, in Italia e negli Usa, manager come Mauro Bonomi, fondatore di Minerva Networks, o Andrea Lovato, appena nominato amministratore delegato di Fsb, azienda trevigiana specializzata in sistemi per la gestione dei consumi energetici.

Un modello innovativo è quello di European Tech Tour, organizzazione no profit che raggruppa in diversi Paesi europei venture capitalist, aziende, società di consulenza, banche, accademie ed esperti in comunicazione per moltiplicare le opportunità di incontro e collaborazione con le giovani aziende continentali. Recentemente Tech Tour ha presentato a Milano la sua prima iniziativa italiana (in attesa dei due prossimi tour organizzati in Danimarca e Israele). La tre giorni di Ett nel Nordest a fine giugno ha messo in contatto 25 startup selezionate in Italia con una folta delegazione di investitori. Nel comitato selezionatore si ritrovano anche i nomi dei pochi venture capitalist nazionali che non hanno smesso di credere nel connubio tra finanza e innovazione. Tra questi Elserino Piol di Pino Ventures, Giacomo Marini di Cir Ventures e lo stesso Gian Luca Braggiotti.
«La bolla ha bruciato molte risorse finanziarie» riconosce Giacomo Marini, italiano della Silicon Valley che con Pierluigi Zappacosta e Daniel Borel ha fondato Logitech e oggi è partner di Cir Ventures a Palo Alto. «Ha dato però una fortissima accelerazione alla diffusione di Internet, che in condizioni diverse forse avrebbe richiesto dieci o vent'anni». Ora che l'euforia non c'è più rimangono gli interrogativi sui motivi dell'insuccesso del modello startup in Europa e in Italia in particolare dove, sostiene Marini, gli imprenditori «non capiscono che bisogna sempre partire con l'idea di costruire qualcosa di molto grosso, sperando di avere il controllo di una fetta molto piccola, non viceversa».

Ormai avviato a costruire - con il padre Enrico, ex-presidente di Comit negli anni '80 e oggi presidente di Compagnie Monegasque de Banque e amico personale del principe Ranieri, e al fratello Gerardo, uscito da Mediobanca per diventare partner di Banque Lazard - una nuova dinastia del capitalismo familiare italiano, Gian Luca Braggiotti non si limita a finanziare nuove società e a gestire anche un'apprezzata tenuta vinicola nell'Oltrepo. Sono appena partite le attività di private equity che vedono i soci di myQube partecipare direttamente all'acquisizione di aziende. La prima iniziativa riguarda Netikos, società di software rilevata in questi giorni da It Telecom del Gruppo Telecom. Netikos, nata nel 2001 dal conferimento di un ramo d'attività di Finsiel, occupa tra Roma e Pisa, con uffici a Helsinki e Rio de Janeiro, circa 200 sviluppatori di applicazioni per Internet e la mobilità. MyQube promette di rilanciarla con l'apertura di una sede a Milano.


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